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Riscoprire la ruota

Uno degli aspetti più entusiasmanti dell’essere direttamente coinvolti  nella ricerca accademica è lo scoprire qualcosa in grado di mettere in dubbio  conoscenze date ormai per assodate , soprattutto quando si tratta di qualcosa che ha avuto un  impatto rilevante sulla civiltà. Cue Richard Bulliet, è professore di storia presso la Columbia University di New York. 

Nel gennaio del 2016 il Professor Bulliet ha pubblicato un articolo che sfida la teoria che classicamente definisce la   provenienza di una delle invenzioni più ingegnose, utili e diffuse  al mondo. Seppure Il Professor Bulliet non abbia propriamente reinventato  la ruota,  esaminando le prove archeologiche presenti nei siti neolitici dell'Europa orientale, è stato capace diridefinire il luogo in cui per la prima volta  questo straordinario oggetto, girando, ha preso vita.

“Da  anni  mi interesso dello studio della ruota, ma è solo da circa due anni che ho iniziato ad occuparmi delle fasi relative alla sua invenzione ," spiega. “Così ho  iniziato a mettere in dubbio le teorie classiche legate al luogo in cui la ruota è stata inventata. Sembra che  gli archeologi abbiano  trascurato un elemento cruciale.”

Un punto di svolta nella storia
Fino alla pubblicazione del libro del Professor Bulliet The Wheel: Inventions and Reinventions  era consolidata l’idea che l’invenzione della ruota  fosse avvenuta in Mesopotamia, dove sono stati trovati resti di complessi esemplari realizzati con diversi pezzi di legno, risalenti  al 2500 AC circa. Queste ruote erano  in grado di ruotare indipendentemente dagli assi, permettendo così al veicolo di curvare.  Tuttavia il Professor Bulliet sostiene che questi reperti siano i sofisticati discendenti di  prototipi precedenti , che farebbe risalire  al 3600 AC se non addirittura  al 4000 AC.

“Le primissime ruote erano costituite da un unico pezzo   ricavato da una lastra di legno, il cui  diametro raggiungeva  almeno i 25 centimetri. Non potevano  ruotare indipendentemente rispetto al proprio  asse, riducendo  la loro capacità di curvare e svoltare” prosegue  il Professor Bulliet. Si trattava di modelli  semplici, utilizzati generalmente sia  su terreni collinosi, che rocciosi o boscosi.  Per questo motivo il Professor Bulliet ritiene che le prime ruote siano  quelle utilizzate nelle miniere di rame presenti sul territorio delle attuali Romania e Ungheria, e cita come  prove  i resti di alcune tazze di argilla poste su quattro ruote, risalenti al 3600 AC circa. Si tratterebbe, per lui,  di modelli di carrelli  metallici spinti dai minatori.

“Esiste un importante dibattito  tra archeologi rispetto  alle culture dell'Europa sudorientale del 4000 AC, ritenute molto ricche e presenti su un vasto territorio. Note per l'utilizzo del rame e per le proprie tecniche applicate all'agricoltura a partire  dal periodo che ha visto i Sumeri protagonisti in Mesopotamia  oltre che nell'Antico Egitto, non costruivano, tuttavia, città monumentali,” spiega il Professor Bulliet.  la sua teoria attribuisce a queste culture l’invenzione della ruota, creata per  rispondere alla nuova sfida rappresentata dal trasporto del pesante materiale metallico estratto dalle miniere fino alle fonderie. 

Se avesse ragione, la sua  visione darebbe consistenza ad una concezione che va rafforzandosi e  che assegna all’Europa orientale  caratteristiche di raffinatezza e vivacità mai considerate in precedenza. “La ruota è stata uno dei  più tangibili segni di un importante  sviluppo avvenuto ed ha avuto un  impatto incommensurabile sulla nostra  e sulle altre civiltà. Esiste un mito  che stabilisce la Mesopotamia quale testimone delle origini della civiltà urbana,  la ruota  è parte di questo mito di fondazione,” spiega. "Questa idea non ha, tuttavia, senso. I Sumeri hanno inventato molte cose, ma non la ruota.”

Bulliet non ritiene neppure che sia la Mesopotamia  il luogo in cui la ruota è stata resa capace  di ruotare in modo indipendentemente sugli assi.  Facendo riferimento ai resti di 150 vagoni ritrovati nei pressi di alcuni  siti adibiti alla sepoltura in Ucraina, risalenti al 3300 AC, egli ritiene che taliimportanti sviluppi si siano verificati  proprio in quei luoghi. “Non si trovano lontani dalle miniere di rame  presenti in Ungheria e Romania,” aggiunge.

Spinti dalla necessità 
ritiene che la ruota, da qui, abbia percorso un viaggio verso sud attraverso la Mesopotamia ed verso  est  attraverso l'Asia centrale, dove le tecniche di produzione sono diventate più complesse, probabilmente a causa della mancanza di grandi alberi dovuta al clima arido,  con l’utilizzo di pezzi di legno più piccoli che hanno assunto la forma di raggi. carri dotati di  ruote con i raggi  si sono diffusi verso est  attraverso la Cina, e verso ovest fino alle Isole Britanniche. La maggiore complessità dei modelli successivi ritrovata in queste zone ha fornito ulteriore sostegno  all'idea di Bulliet , ovvero che il progetto della ruota sia stato rifinito, piuttosto che reinventato.

Il Professore  ha ottenuto alcuni riscontri positivi rispetto alla sua teoria,  ma non tutti sono convinti che lui abbia ragione rispetto alla sua idea sulle miniere. Il Professor Stephen Shennan dell'University College London è un archeologo ed ex direttore dell'Istituto di archeologia. Pur riconoscendo che la ruota potrebbe non essere stata inventata in Mesopotamia,  resta scettico sul fatto che  siano state le miniere di rame ad ispirarne la creazione. 

“Le miniere dell'Età del bronzo non funzionavano proprio in questo modo e non ritengo che questo  sia stato il contesto in cui la ruota è stata sviluppata,”afferma, sottolineando la presenza, nelle miniere,  di spazi angusti che rendevano l'accesso difficoltoso anche alle persone. “è molto più probabile che utilizzassero degli animali da soma per il trasporto dei metalli” aggiunge. Il Professor Bulliet risponde però che per i buoi, gli unici animali da soma in uso all'epoca, l'accesso alle miniere sarebbe stato ulteriormente difficoltoso. 

Il Professor Shennan ammette, ad ogni modo, che le culture dell'Europa orientale erano sufficientemente evolute e ricche da poter essere in grado di  raggiungere un obiettivo importante come l’invenzione della ruota. A riprova di ciò cita i resti dei carrelli ritrovati nei tumuli di sepoltura della Germania settentrionale, risalenti al 3500 AC.

Forse non  conosceremo mai  la reale origine della ruota.  Senza dubbio il Professor Bulliet  ha messo insieme congetture e prove per cercare di  ricostruire la collocazione originale di quella è oggi considerata una delle più strabilianti invenzioni dell'uomo.

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